
Romano di Lombardia, 10 agosto 2023. Al termine dei funerali di Giacomo Chiapparini, morto tre giorni prima sotto sedicimila forme di grana nel magazzino della sua azienda, la figlia Mary legge una lettera a nome suo e del fratello Tiziano. Non è l'elogio di rito. È un testo di una franchezza rara, che in rete farà discutere per giorni.
Tra le righe, questa: "Tu hai vissuto la vita che volevi, coltivando ambizioni che nessuno avrebbe mai immaginato e la tua famiglia ti ha dovuto seguire in questa corsa."
Torino, dicembre 2024. Il Manchester City ha appena perso 2-0 contro la Juventus in Champions League. Negli spogliatoi accade una cosa inedita: Manel Estiarte, collaboratore storico di Pep Guardiola, scende a parlare con la squadra — non l'aveva mai fatto in dieci anni. I giocatori si erano accorti che l'allenatore era nervoso, triste, diverso. Estiarte dice loro una frase sola: state guardando un essere umano, sta divorziando.
Poi entra Guardiola e confessa alla squadra di aver divorziato dalla donna più bella del pianeta. La ama ancora, dice, ma hanno perso la passione. La scena è nel documentario A Beautiful Obsession, uscito su Prime Video in questi giorni. Il titolo, va detto, è già tutta la storia.
Due scene lontanissime. La stessa verità, detta in due modi opposti: una volta dai figli, dopo. Una volta dal protagonista, mentre accadeva.
Noi di FBU della prima ne avevamo scritto allora — L'amore di un padre, agosto 2023. Tre anni dopo ci torniamo, perché il caso Guardiola aggiunge il pezzo che nella storia di Giacomo mancava: il momento in cui la rottura si produce.
La lettura facile del caso Guardiola è quella che stanno facendo tutti: il lavoro ossessivo distrugge la famiglia. Troppe ore, troppi viaggi, troppa pressione. È una lettura comoda, e per questo inutile.
Il dettaglio che a noi interessa è nascosto nelle ricostruzioni della stampa spagnola. Cristina Serra si era trasferita a Barcellona nel 2019 con la figlia minore, per occuparsi dell'azienda di famiglia. Distanza gestibile, per anni gestita. Il punto di rottura arriva nell'autunno 2024, quando Guardiola decide di prolungare il contratto con il City — e, secondo quelle ricostruzioni, lo fa senza dirlo alla moglie, che si aspettava esattamente il contrario: un anno sabbatico, o comunque più tempo insieme.
Non sono state le ore a chiudere trent'anni di relazione.
È stata una decisione presa da una parte sola, in un perimetro considerato "di lavoro", che riscriveva unilateralmente il progetto di vita di tutti.
Che è, parola per parola, quello che i figli di Giacomo hanno scritto a loro padre: la tua famiglia ti ha dovuto seguire in questa corsa. Il verbo è "dovuto". Non "scelto".
Ed è qui che le due storie divergono, perché quando le decisioni non si condividono gli esiti possibili sono due. La famiglia Chiapparini ha seguito: ha retto, ha lavorato, ha pagato il conto in silenzio per quarant'anni e lo ha presentato solo davanti a una bara. La famiglia di Guardiola non ha seguito: si è sfaldata. Sono due esiti opposti, ma la causa è la stessa. E nessuno dei due è quello che l'imprenditore aveva in mente.
Traduciamolo nel nostro mondo. L'imprenditore che firma l'investimento da tre milioni. Quello che apre lo stabilimento all'estero. Quello che dice no all'offerta di acquisizione. Quello che decide di non ritirarsi a sessantacinque anni come aveva sempre lasciato intendere. Poi torna a casa e lo comunica. Non lo negozia: lo comunica.
Sono decisioni d'impresa che sono anche, e spesso soprattutto, decisioni di famiglia. Ma vengono prese in una stanza sola.
Ci siamo andati a guardare la letteratura, perché il luogo comune sull'imprenditore stakanovista che perde la famiglia è più solido nella percezione che nei dati.
Il workaholism è tutt'altro che raro: una meta-analisi del 2023 su 53 studi e oltre 71.000 persone in 23 paesi stima una prevalenza intorno al 15%. Tra i lavoratori autonomi con dipendenti, la quota di chi supera abbondantemente le 48 ore settimanali sfiora il 50%.
Ma — ed è qui che la storia si complica — il legame diretto tra ore lavorate e rottura del matrimonio è molto più debole di quanto si creda. Uno studio su oltre cinquecento manager non ha trovato differenze significative nei livelli di workaholism tra chi era divorziato e chi era ancora sposato. I dati longitudinali australiani suggeriscono addirittura che il rischio di separazione più basso si collochi tra chi lavora 41-49 ore, non tra chi ne lavora 35-40.
Quello che invece regge, e regge bene, è il legame tra ossessione da lavoro e disaffezione emotiva del partner. Non stanchezza: distanza. Il coniuge di chi vive dentro il lavoro si sente progressivamente estraneo, non trascurato in termini di orario.
Sui figli il dato è più netto. Uno studio classico ha confrontato figli adulti di genitori workaholic con figli adulti di genitori non workaholic: i primi mostrano più depressione e un locus of control esterno, cioè la convinzione di non avere il controllo della propria vita. Con i padri workaholic si aggiunge l'ansia. In un confronto ancora più duro, i figli di workaholic hanno mostrato livelli di depressione e di parentificazione più alti perfino di quelli dei figli di alcolisti. Parentificazione significa che il bambino ha fatto da genitore al proprio genitore. Nelle imprese di famiglia lo incontriamo continuamente, spesso senza saperlo nominare.
Se non sono le ore, cos'è?
La presenza. Non la quantità del tempo, ma la qualità dell'esserci. Le ricerche sul tempo genitoriale sono chiare e scomode: la mole di ore passate insieme non predice quasi nulla degli esiti dei figli. Pesa il tempo ingaggiato, e pesa soprattutto in adolescenza — la stagione che, per l'imprenditore, coincide quasi sempre con la fase di massima espansione dell'azienda. Il conto arriva puntuale.
E attenzione: presenza non significa dolcezza. Nella lettera di Mary e Tiziano c'è un'immagine che vale un intero manuale — ci hai sempre lasciati con le rotelle attaccate alla bici, liberi di andare ma sempre con te che ci davi sicurezza. Quel padre non è stato affettuoso. Ma su una cosa c'era. Presenza è questo: sapere che qualcuno regge, mentre tu provi.
L'importanza data ai figli. Non come eredi, come persone. C'è una differenza abissale tra "sto costruendo qualcosa per te" e "ti sto chiedendo cosa vuoi costruire". La prima è una consegna. La seconda è un dialogo. Gli studi di Suniya Luthar sui ragazzi delle famiglie benestanti mostrano che i due fattori di rischio non sono la ricchezza in sé, ma la pressione eccessiva a riuscire e l'isolamento emotivo dai genitori. Un ragazzo che cresce sentendo di valere quanto produce diventa un adulto che non sa fermarsi. E l'azienda gliel'abbiamo lasciata proprio noi.
La condivisione del progetto di vita. L'impresa di famiglia è per definizione un progetto che coinvolge persone che non l'hanno scelto: il coniuge, i figli, a volte i fratelli. Se il progetto viene deciso da uno e subito da tutti, l'attrito è garantito. Se viene costruito insieme — con visioni diverse, tempi diversi, ruoli dichiarati — diventa la cosa più solida che una famiglia possa avere.
Trasparenza, fiducia, rispetto, dialogo. Sono le parole che leggiamo in ogni carta di famiglia e che quasi nessuno traduce in pratiche. Trasparenza significa che i numeri e le scelte strategiche circolano prima delle decisioni, non dopo. Fiducia significa che si può dire una cosa scomoda senza pagarla. Rispetto significa che chi non lavora in azienda ha comunque diritto di voce sul destino della famiglia. Dialogo significa che esiste un luogo e un tempo in cui questo accade — non il pranzo di Natale, non il corridoio dell'ufficio.
"Lo faccio per voi."
È la frase che abbiamo sentito da decine di imprenditori. Ed è quasi sempre sincera: nessuno di loro sta mentendo. Giacomo Chiapparini, ultimo di una famiglia di mezzadri, ha davvero costruito dal nulla il benessere e la sicurezza dei suoi. I figli lo riconoscono, nella stessa lettera in cui gli rimproverano tutto il resto.
Il problema è che è una frase che chiude la conversazione invece di aprirla. Trasforma una scelta personale in un sacrificio collettivo di cui gli altri diventano automaticamente debitori. E quando arriva il momento in cui qualcuno vorrebbe dire "non era questo che ti chiedevo", non c'è più spazio per dirlo.
Finché non è troppo tardi. La tua fragorosa e rumorosa presenza è diventata una fragorosa e rumorosa assenza, hanno scritto Mary e Tiziano. È una delle frasi più belle e più dure che abbiamo letto sul mestiere di essere padre e imprenditore insieme.
Guardiola, alla domanda se sia un uomo felice, ha risposto: nel mio lavoro sì. Poco dopo ha rifiutato la panchina della Nazionale italiana per motivi personali che, ha detto, vanno al di là del calcio. Ha bisogno di fermarsi e di rimettere a posto delle cose.
Rimettere a posto le cose dopo è possibile. Costa molto di più che tenerle insieme prima.
Ed è qui che le due scene si separano. Giacomo quella conversazione non l'ha mai avuta: se l'è sentita fare al proprio funerale. Guardiola, con tutte le sue ossessioni, quella cosa l'ha detta ad alta voce mentre stava succedendo — e ora ha la possibilità di farci qualcosa.
La domanda che lasciamo a ogni imprenditore che ci legge è brutalmente semplice: queste cose i tuoi le sapranno da te, o le diranno di te?
Non serve un cambio di vita. Servono tre domande, e serve porsele prima che sia la vita a porle al posto nostro.
Le decisioni che prendo in azienda e che cambiano la vita della mia famiglia, dove vengono discusse? Se la risposta è "da nessuna parte, poi lo dico a casa", il rischio non è teorico.
Esiste un luogo strutturato in cui la famiglia parla del proprio progetto, e non solo dell'azienda? Un consiglio di famiglia, un'assemblea, anche solo un appuntamento fisso — distinto dal tavolo operativo.
I miei figli sanno cosa mi aspetto da loro, e io so cosa loro si aspettano da me? Non implicitamente. Detto, e possibilmente scritto.
Il nostro mestiere è ridurre l'attrito tra la famiglia e l'impresa. E l'attrito, quasi sempre, non nasce da quante ore si lavora. Nasce da quante cose importanti non vengono dette.
Buona impresa di famiglia.
Luca Marcolin, L'amore di un padre, 18 agosto 2023 (con il testo integrale della lettera di Mary e Tiziano Chiapparini)
A Beautiful Obsession, docuserie Prime Video, agosto 2026 (ricostruzioni Corriere dello Sport, Il Fatto Quotidiano, Leggo)
Ricostruzioni sulla separazione Guardiola-Serra: Goal.com, El Periódico, The Telegraph (gennaio–ottobre 2025)
Andersen, Djugum, Sjåstad, Pallesen, The prevalence of workaholism: a systematic review and meta-analysis, Frontiers in Psychology, 2023
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