
Lavorare in squadra, condividere lo scopo, coltivare relazioni sane, avere poche priorità chiare e condivise: è un'immagine bellissima dell'impresa di famiglia. E nei momenti in cui tutto scorre, è anche un'immagine reale. Ma prima o poi arriva una decisione che non mette tutti d'accordo. Un investimento importante da fare o da rimandare, un manager da sostituire, una ristrutturazione che qualcuno ritiene necessaria e qualcun altro prematura. È lì che emerge una domanda semplice nella forma, ma complessa nelle implicazioni: chi decide, quando nessuno vuole cedere?
È la domanda che molte imprese familiari — e non solo — rimandano finché non diventa urgente. E quando diventa urgente, è quasi sempre tardi.
Nelle imprese di famiglia il principio dell'uguaglianza tra soci è sacrosanto dal punto di vista dei diritti. Ma nelle organizzazioni viene spesso confuso con un'idea diversa e più pericolosa: che tutti abbiano lo stesso peso decisionale in ogni momento e in ogni contesto. Questa confusione nasce da un desiderio comprensibile — preservare l'armonia, evitare che qualcuno si senta escluso, mantenere unita la famiglia — ma quando si trasferisce nella gestione quotidiana dell'impresa, il risultato è spesso l'opposto di quello sperato.
Le imprese di famiglia che crescono attraverso le generazioni imparano, prima o poi, a distinguere tre piani: il piano della proprietà, quello della governance e quello della gestione. Confondere questi piani è uno degli errori più frequenti e più costosi. Un socio che possiede il 33% ha diritti importanti nell'assemblea, ma questo non significa che debba co-gestire le decisioni operative quotidiane. Un fratello che siede in consiglio di amministrazione può esprimere orientamenti strategici, ma non ha automaticamente un ruolo esecutivo.
Il costo nascosto di questa ambiguità si manifesta quando le energie vengono assorbite dalla gestione del consenso invece che dalla gestione del mercato, quando i manager non familiari si trovano a navigare in un contesto di poteri sovrapposti e messaggi contraddittori, e quando il momento di crisi — che prima o poi arriva — trasforma l'assenza di chiarezza in un moltiplicatore del conflitto.
In FBU abbiamo sviluppato il modello SAMO — la Clessidra — per descrivere l'architettura ideale di governo di un'impresa familiare. Ne parlo nel capitolo dedicato alla governance integrale in Family & Business e lo riprendiamo anche nel nuovo Passare il testimone.
La parte superiore della clessidra rappresenta la compagine societaria: più persone, più voci, più diritti. È il luogo del pluralismo, della rappresentanza, del confronto. La parte inferiore rappresenta l'organizzazione operativa: team, funzioni, business unit. Ma la clessidra ha un collo — un punto di convergenza — ed è lì che si trova l'Amministratore Delegato.
Il punto è spesso frainteso: la clessidra non è una gerarchia di valore. È un'architettura di responsabilità. La struttura può essere piatta, può lavorare per team, può valorizzare ogni voce — ma deve sempre restringersi in un punto preciso, quello in cui qualcuno ha la responsabilità ultima di decidere. L'AD non è chi comanda sugli altri: è chi risponde per tutti. Senza una guida unitaria riconosciuta, ogni conflitto rischia di diventare impasse. E nelle imprese familiari, dove le dinamiche personali si intrecciano con quelle professionali, l'impasse può costare molto.
Su questo punto è utile essere chiari: un AD che può essere sfiduciato in qualunque momento per ragioni familiari non è un AD. È un portavoce. E le organizzazioni guidate da portavoci non crescono — restano ferme in attesa di un consenso che non arriva mai.
In FBU abbiamo scritto un ebook per presentare le connessioni tra i temi della governance e quelli dell'impresa di famiglia. Se ti interessa scarica l'ebook gratuito.
Una soluzione apparentemente pratica, adottata da molte imprese familiari, è quella di nominare più amministratori con deleghe funzionali: uno per il commerciale, uno per la produzione, uno per la finanza, spesso seguendo la distribuzione informale dei ruoli tra i familiari coinvolti.
Questo approccio ha un problema strutturale: non elimina il conflitto, lo sposta. Se due o più amministratori con deleghe funzionali entrano in disaccordo su una decisione trasversale, il conflitto si risolve solo a livello di CdA — con gli stessi meccanismi e le stesse difficoltà che si volevano evitare nell'operatività quotidiana. Distribuire le deleghe tra i familiari può sembrare equo, ma se i perimetri non sono davvero distinti, si sta solo spostando il problema di un livello.
Le deleghe funzionali multiple possono avere senso quando ci sono business davvero distinti, con perimetri chiari, mercati separati e team autonomi. In quel caso, ogni AD risponde del proprio perimetro. Ma anche in questo scenario, è opportuno che ci sia un livello di coordinamento superiore — tipicamente il CdA — che definisce le priorità comuni e risolve le aree di sovrapposizione.
Il Codice di Autodisciplina per le Imprese Familiari Non Quotate, promosso da AIDAF, Assonime e SDA Bocconi nella sua edizione 2025, rappresenta oggi il riferimento più aggiornato e autorevole per la governance delle imprese familiari italiane di medie e grandi dimensioni.
Il Codice è esplicito proprio su questo punto: composizione e funzionamento dell'organo di amministrazione devono garantire chiarezza dei ruoli e capacità di governo. Non come vincolo burocratico, ma come presidio di salute organizzativa. La distinzione tra ruolo di socio, di consigliere e di manager deve essere esplicita e rispettata anche dai familiari che ricoprono più ruoli contemporaneamente. La presenza di consiglieri indipendenti è raccomandata per portare prospettive esterne e bilanciare le dinamiche familiari. La continuità di governo — inclusa la pianificazione della successione — è un compito esplicito del CdA, non un problema da affrontare solo quando si presenta.
Il messaggio di fondo è chiaro: una governance strutturata non è un lusso per le grandi aziende. È una condizione di sopravvivenza per qualunque impresa che voglia attraversare le generazioni.
C'è un altro aspetto che merita attenzione. Spesso nelle imprese familiari il dissenso viene percepito come una minaccia da evitare, quando in realtà è una risorsa da governare. Ichak Adizes, tra i più influenti studiosi di management organizzativo, ha insegnato una distinzione fondamentale: consenso e commitment non sono la stessa cosa. Non è necessario che tutti siano d'accordo per andare avanti. È necessario che tutti si impegnino a seguire la decisione presa.
Il processo decisionale sano passa attraverso l'ascolto, il confronto, la sintesi e la decisione. Il leader efficace non bypassa questo processo: lo attraversa. Raccoglie le prospettive, cerca una sintesi, e poi — se il consenso non si forma — decide. E si aspetta che tutti seguano la direzione scelta. Questo non è autoritarismo. È chiarezza. Ed è la condizione che permette alle organizzazioni di muoversi senza perdere la ricchezza del confronto.
Nelle imprese familiari, la disponibilità a seguire una decisione con cui non si è d'accordo è spesso più difficile da ottenere, perché i legami personali rendono ogni decisione professionale anche una questione relazionale. Ma è proprio per questo che la governance diventa così importante: perché crea un contesto in cui il dissenso viene ascoltato — e poi superato — senza che le relazioni vengano danneggiate.
La vera domanda da porsi non è "siamo tutti uguali?" ma: nella nostra impresa, quando c'è uno stallo su un tema importante, chi decide? E tutti lo sanno?
Se la risposta è ambigua — o anche solo incerta — è lì che si nasconde il problema. E affrontarlo prima che diventi urgente è la scelta più saggia che una famiglia imprenditoriale possa fare.
In FBU abbiamo preparato un ebook gratuito dedicato a questo tema — Governance & Famiglia. Chi decide, quando nessuno vuole cedere? — per chi vuole approfondire il modello della Clessidra, le indicazioni del Codice AIDAF 2025 e i principi operativi per costruire una governance chiara. È pensato per imprenditori e famiglie che vogliono lavorarci con consapevolezza, prima che la necessità li costringa a farlo nell'urgenza.
Family Business Unit accompagna le famiglie imprenditoriali nella costruzione di sistemi di governo capaci di attraversare le generazioni.
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